Dal 6 al 27 novembre 2008 il Nuovofilmstudio (piazza Diaz 46 r) presenta la quarta edizione della rassegna di cinema africano a cura di Daniela Ricci,
Uno sguardo all'Africa.
In programma, appuntamenti di cinema e letteratura, tra documentari, fiction e reading teatrali quale momento di approfondimento di alcuni aspetti delle diverse culture africane. Migrazioni, bambini soldato, colonialismo, relazioni ed equilibri internazionali... Dal Congo alla Nigeria, dalla Somalia all'Etiopia, fino all'Italia... passando per la Libia.
Di seguito, il calendario completo degli appuntamenti.
Giovedì 6 novembre, ore 20.45
Come un uomo sulla terra, di R. Biadene, A. Segre, D. Yimer, Italia 2008, 68'
Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell'inverno 2005 ha attraversato via terra il deserto tra Sudan e Libia. In Libia, però, si è imbattuto in una serie di disavventure legate non solo alle violenze dei contrabbandieri che gestiscono il viaggio verso il Mediterraneo, ma anche e soprattutto alle sopraffazioni e alle violenze subite dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha iniziato a frequentare la scuola di italiano Asinitas Onlus, punto di incontro di molti immigrati africani, dove ha imparato anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie dei suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l'incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.
Ospite della serata, il regista
Dagmawi Yimer.
Giovedì 13 novembre, ore 20.45
Ezra di Newton I. Aduaka, Nigeria/Francia/Austria 2007, 103'
Ezra non ha ancora vent'anni, dietro di sé un'infanzia perduta. Rapito da piccolo dai ribelli del Blood Brotherhood, è stato addestrato alla guerra, drogato ed indottrinato, spinto a compiere crimini orribili. È diventato un bambino soldato. In un continuo gioco di rimandi tra passato e presente, ricostruiamo la sua storia: l'attacco al suo villaggio, il massacro dei genitori di cui Ezra non ricorda nulla, l'incontro con la sorella sopravvissuta. Oggi Ezra si trova dinnanzi ad un tribunale, la sua mente ha rimosso il passato. È una vittima o un criminale di guerra? Il film
Ezra è nato da un grande lavoro di ricerca che il regista ha condotto in Sierra Leone insieme a Alain Michel Blanc (autore di
Vai e vivrai). Ha incontrato tanti bambini, psichiatri, educatori, avvocati del tribunale speciale delle Nazioni Unite, ma ciò che più l'ha toccato è ciò che alcuni bambini hanno dovuto vivere e che sempre resterà nella loro memoria. La sensibilità del regista, unita ai suoi vissuti infantili, ed alla sua attenzione sociale, gli hanno permesso di realizzare un film che mette a fuoco uno tra i grandi problemi che nel mondo toccano i bambini ed i diritti negati, senza cadere nel patetico o in una semplice separazione tra bene e male. Il film cerca di prendere in considerazione la complessità della problematica ed entra in profondità nella disperazione della guerra e dei bambini che, quasi inconsapevoli, ne prendono parte attivamente, in un modo che purtroppo segnerà profondamente tutta la loro esistenza. Il film ha partecipato a diversi importanti festival e vinto numerosi premi.
Ospite della serata, il regista
Newton I. Aduaka.
Giovedì 20 novembre, ore 20.45
Racconti, musica e poesia ispirati al libro
Madre piccola di Cristina Ali Farah
«Barni mia, io voglio che mio figlio nasca qui, terra mia madre di cui conosco risvolti della memoria, segreti della parola». Cosi dice Domenica Axad rivolta all'amatissima cugina Barni nel momento della loro desiderata riunione dopo un lungo e doloroso distacco. Legate da un filo invisibile e resistentissimo, Barni e Domenica Axad, cugine da parte di padre, sono cresciute insieme a Mogadiscio, bambine spensierate e felici in un mondo compatto di affetti familiari e radici comuni. Fino a quando Domenica è partita con la madre per l'Italia. Quando torna a Mogadiscio il momento è fatale: inizia la guerra civile e, mentre lo scoppio dei disordini coincide con il trasferimento di Barni a Roma, per Domenica segna un decennio di smarrimento. Barni, ormai orfana di entrambi i genitori, si ferma a Roma dove trova un equilibrio nella dedizione al lavoro di ostetrica. Domenica vaga nel mondo trasportata dai flussi della diaspora, tentando dolorosamente di riallacciare nessi che restituiscano un significato alla propria storia. La progressiva ripresa di una coscienza di sé coincide con l'inizio della relazione con Taageere, teneramente inconsistente, nomade senza meta: molto più difficile per gli uomini ritrovare una collocazione dopo la disintegrazione del proprio mondo. Rientrata a Roma, Domenica Axad incontra di nuovo Barni e decide di affrontare accanto a lei la maternità prossima. Suo figlio avrà lo stesso nome del nonno scomparso nella guerra, Taariikh - Storia - e Barni - la zia materna - sarà la sua habaryar, madre piccola. Sullo sfondo della storia recente della Somalia, Cristina Ali Farah dà voce appassionata a tre personaggi di straordinario spessore e autenticità, attraverso le quali riecheggia il dramma della diaspora. E l'identità in gioco non è solo quella di chi migra.
Ospite della serata, l'autrice
Cristina Ali Farah. Seguono il conferimento all'Amministrazione Provinciale il riconoscimento
Città equosolidali e una degustazione di Rooibos, infuso tipico del Sud Africa, a cura della Bottega della Solidarietà.
Giovedì 27 novembre, ore 20.45
The Weak Current di Nicole Leghissa, Italia 2007, 50'
Seconda metà dell'Ottocento. Il giovane rampollo di una famiglia aristocratica abbandona le comodità dei salotti e parte dal Friuli alla scoperta delle terre incognite d´Africa. «... Pietro l'esploratore buono, il bianco che nel 1880, al termine di una lunga marcia di pochi uomini nella giungla, in una favolosa notte di luna aveva scoperto il fiume Congo vasto come l'oceano. Savorgnan di Brazzà, l'ufficiale gentiluomo, l'Idealista che marciava scalzo e disarmato, ma metteva l'alta uniforme per incontrare i re color dell'ebano... Ma ora l'attesa è finita, i tam tam salutano il Grande Spirito dell'eroe che torna sul suo fiume, nel luogo che porta il suo nome: Brazzàville, capitale della Repubblica del Congo...» scrive P. Rumiz, giornalista. Il documentario compie un viaggio nello scarto esistente tra il mito dell'esploratore che voleva essere amico degli africani e l'attuale squallido utilizzo della sua icona da parte dei poteri forti, congolese e francese, che amici non sono. Il trasferimento delle spoglie di Brazzà non è altro che una commedia imbastita per annebbiare lo sguardo della comunità internazionale e delle popolazioni africane sulla vera posta in gioco: la depredazione del Congo. A guidare lo spettatore in questo viaggio è proprio il giornalista Paolo Rumiz, che dopo un'iniziale fascinazione per la modernità del Brazzà, esploratore avventuroso e disinteressato, si accorge che l'inaugurazione del mausoleo a lui dedicato non è altro che un'operazione cosmetica. Brazzà è un'icona perfetta: piace alle popolazioni indigene da cui è considerato tuttora un antenato, al dittatore africano che cerca di rifarsi l'immagine, al governo francese in aria di revisionismo coloniale. Dietro il teatrino delle belle parole, del taglio dei nastri e dei tappeti rossi stesi alla famiglia Brazzà per acconsentire al trasferimento delle spoglie dell'illustre antenato, c'è una realtà molto più tetra ed estremamente lucrativa. Ieri era il legno, era il caucciù, era l'avorio. Oggi è il petrolio. Il documentario presenta Brazzà, l'esploratore scalzo e disarmato. Il gentiluomo avventuroso che finì per essere ripudiato dalla Francia e rimosso dal suo ruolo di Governatore della Colonia dell'Africa Equatoriale Francese a causa delle sue aperte critiche alla brutalità del sistema coloniale. Tradito a tal punto che la moglie preferì seppellirlo ad Algeri, rifiutando i funerali di stato a Parigi.
Ospiti della serata, la regista
Nicole Leghissa, il coordinatore generale dell'
Associazione Malaki Ma Kongo Masengo Ma Mbongolo e i discendenti di Pietro Savorgnan di Brazzà
Pietro di Serego Alighieri e
Ginevra di Serego Alighieri.
L'ingresso agli eventi è gratuito.
Per info
019 831357
www.nuovofilmstudio.it