Da quando
Andrea G. Pinketts trascorre le estati nei residence di
Laigueglia, tra le pagine dei suoi libri è sempre più frequente scoprire pezzi di
Liguria che, come dice lui stesso «è una terra di misteri, dietro il cui aspetto vacanziero si nasconde una continua tensione verso la morte». Con buona pace di ristoratori, baristi, tassisti e personaggi vari che si ritrovano citati con nome e cognome nei suoi romanzi.
Nonostante Clizia (Mondadori, 286 pp, 14 Euro), la sua ultima creatura, è un continuo andirivieni tra
Savona e
Milano. Un po' come la sua vita
sotto pubblicazione.
Lo intervisto al volo: in effetti è in aeroporto, sta volando da Milano a Roma per partecipare a una trasmissione televisiva. A differenza del solito (e della mole dei suoi libri) questa volta
Andrea Pinketts è costretto per cause di forza maggiore
- di lui?! - ad essere particolarmente sintetico.
In Nonostante Clizia affronti temi scomodi come la mafia cinese, nel bel mezzo del libro ci sono dieci pagine di rievocazioni di tue discutibili imprese giovanili. Non credi che sia il tuo libro più politicamente scorretto?
«No, affronto temi metropolitani e difficili. Ma li affronto in modo assolutamente corretto. Non potrei fare diversamente».
I tuoi libri sembrano diari romanzati. Come mai questa voglia di raccontare tutto ciò che ti gira intorno?
«Perché ogni scrittura è un mondo, e io non volevo che fosse un mondo metaforico. Poi ci sono gli scenari della mafia cinese connessa alla mafia siciliana, che sono assolutamente di fantasia. Ma il fatto di inserire dei personaggi reali nei miei romanzi per me è un classico».
Tu dici sempre che per scrivere un romanzo parti dal titolo e da una ballata. E in questo caso, per il titolo da dove sei partito?
«
Nonostante Clizia me l'ha suggerito Virginia, una mia ex fidanzata. Era un suo messaggio nei confronti di un'ipotetica donna precedente. Diciamo che è una situazione tipo
Rebecca la prima moglie, un fantasma che poteva ostacolare il nostro rapporto».
Fernanda Pivano dice che sei il più americano tra gli scrittori italiani, vai forte in Francia, per l'umorismo e la spregiudicatezza potresti tranquillamente essere spagnolo... ti senti così globalizzato?
«No, io sono proprio un
globo. Comunque, se c'entra qualcosa, credo che Internet sia un validissimo strumento, anche se io non possiedo neanche un computer. Ma chi lo possiede mi garantisce che è un'ottima cosa».
I tuoi romanzi, i personaggi delle tue storie, sprigionano un'energia non comune. Quanto è importante una vita nei bar, tra la gente, per scrivere in questo modo?
«Beh, si può anche scrivere chiusi in una torre d'avorio, ma poi esce fuori un mondo sotterraneo, nel quale ci sarebbero grosse discrepanze con la realtà. Io invece sono esplosivo ed implosivo al tempo stesso».
ps: dovete sapere che stavo leggendo pinkettsianamente Nonostante Clizia nella mia vasca da bagno, quando mi sono ritrovato a pagina 253 del romanzo... per poco non annego!
(nella foto Andrea G. Pinketts)