Itinerari di Liguria: da Andora a Alassio

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Un'escursione nella natura tra castelli e chiese. Da Colla Micheri, un panorama che abbraccia mare e monti. Ci si arriva comodamente in treno

Colla Micheri

Colla Micheri © lufial / flickr.com

Savona
Domenica 14 luglio 2013 ore 12:24

Il bello dell'itinerario che vi consiglio oggi e che non è necessaria la macchina. Per chi conosce il traffico autostradale ligure durante l’estate non è un particolare da sottovalutare.

Comodamente in treno e senza spendere un capitale è possibile infatti trascorrere una giornata sui monti e sul mare grazie a questo percorso che ci porta dalla stazione di Andora a quella di Alassio attraversando le colline che dividono le due cittadine rivierasche. Il tutto, alla luce della bella stagione, senza disdegnare un bagnetto ristoratore.

Scesi alla stazione FS di Andora si attraversa l’abitato in direzione dei monti seguendo le indicazioni per il castello di Andora. Dolcemente si sale per giungere in cima alla collina che domina strategicamente il torrente Mèrula e relativa valle giungendo in prossimità della fortezza in circa mezz’ora.

Arrivati a quello che rimane dell’imponente castello vale la pena tirar fuori la macchina fotografica: il complesso fortificato di Andora, e la vicina chiesa dei santi Giacomo e Filippo sono infatti tra gli edifici più rilevanti dell’intero ponente ligure datati dodicesimo secolo. Mentre il castello non presenta particolare motivo di interesse essendo ridotto ai minimi termini è invece necessario dedicare un po’ di tempo all’esplorazione della chiesa e relativa torre che, in perfette condizioni, rappresentano una testimonianza d’arte romanica davvero rilevante. La chiesa è ahimé chiusa al pubblica essendo stata sconsacrata ed adibita a sala concerto: varrebbe la pena venirne ad ascoltarne uno se non altro per godere degli interni. 

Continuando per il sentiero, si passa sotto l’antica torre-porta che sbarrava l’accesso ad Andora: ancora oggi ricorda il suo esser tanto ostacolo insuperabile per i visitatori non graditi quanto arcigno guardiano per i viandanti.

Il percorso prosegue salendo lentamente per arrivare alla base del promontorio di Capo Mele. Qui, senza tanti fronzoli, il sentiero sale decisamente per attaccare il promontorio portandoci, in trenta faticosi minuti, a Colla Micheri. Vale la pena affrontare questo sforzo visto che, ripreso il fiato si può godere di questo affascinante paese. Situata a 162 metri sul livello del mare, questa borgata storica si trova collocata panoramicamente in cima al promontorio di Capo Mele (abbraccia tutta la Baia del Sole), risultando ideale per qualche scatto d’autore.

Del paese invece vale la pena ricordare una curiosità di carattere storico. Nel 1814 proprio in questo oggi sperduto quanto strategico villaggio, si fermò a riposare il papa Pio VII di ritorno dalla lunga prigionia alla quale l’aveva costretto Napoleone. Nella chiesetta di San Sebastiano è conservata la sedia sulla quale avrebbe riposato durante il lungo viaggio per tornare a Roma. E noi, permettetemi l’accosto, seguiamo subito l’esempio del pontefice sedendoci su una panca a ridosso della chiesetta per ammirare il panorama.

Ora il sentiero segue su sterrato scavalcando un paio di rilievi, per poi giungere dopo una ripida salita alla vetta del Poggio Brea, lasciando alla natura il compito di farci compagnia fino ad arrivar a godere pienamente dello scorcio panoramico più bello della gita: la baia di Alassio e l’isola Gallinara.
Di fronte a noi spazia la vista verso le Alpi Liguri, mentre sul versante opposto la Val Merula. Si abbracciano davvero mare e monti e per una volta possiamo dire che non è solamente uno slogan retorico.

Iniziamo la veloce discesa verso Alassio passando in questo primo tratto attraverso un percorso verde, con numerosi attrezzi e panchine in legno: a fine gita non è il caso ma per i più sportivi può valere la pena mettersi alla prova. Alla fine del percorso (inizio per chi giunge da Alassio) si stacca il sentiero lastricato in pietra che in mezz’oretta circa ci conduce alla località rivierasca.

Lorenzo Zanelli
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