Liguria. Una nave romana carica di anfore ritrovata nei fondali di Varazze

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A 70/100 metri di profondità, ritrovata un'imbarcazione del primo secolo avanti Cristo. A bordo, centinaia di anfore ancora integre e sigillate. Una delle più importanti scoperte archeologiche in mare

Liguria. Una nave romana carica di anfore ritrovata nei fondali di Varazze

Varazze (Savona)
Martedi 7 agosto 2012 ore 17:49

Sono stati i cocci impigliati nelle reti dei pescatori a far intuire che qualcosa, in fondo al mare, si nascondeva. Da troppo tempo, in effetti. Forse anche per la nave romana del primo secolo avanti Cristo era giunto il momento di tornare a galla. E così grazie all'occhio attento di Pluto, il robottino subacqueo del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Genova, il mistero è stato svelato: un giacimento di anfore, tantissime, alcune ancora perfettamente integre, con il tappo fatto di pigne e pece ancora al posto giusto a proteggerne il contenuto. Lì, sul fondo del mare di fonte a Varazze da oltre duemila anni. Ora finalmente, scoperta.

E che scoperta: una delle più importanti effettuate in queste acque, parola dei Carabinieri che hanno partecipato alle prime operazioni di recupero, lunedì 6 agosto. Il ritrovamento infatti conferma quanto l'Alto Tirreno sia stata la via per eccellenza verso la Gallia per quanto riguarda l'esportazione di cibo, miele, spezie e vino tra la fine dell'epoca Repubblicana e l'inizio di quella Augustea.

Le anfore sono il ritrovamento che più desta interesse perché in perfetto stato di conservazione. Certo, il mare ci ha messo il suo zampino, ma stupisce il fatto che dopo oltre duemila anni alcune di quelle recuperate dai Carabinieri, conservino ancora al loro interno una pasta scura. Cosa possa essere? Troppo difficile dirlo al momento, ma grazie all'Università si potrà capire con esattezza di cosa si tratta.

Ce ne sono tantissime perfettamente integre, le uniche danneggiate sono quelle anfore che si trovano sulla tolda della nave, rotte dalle reti a strascico dei pescatori che hanno fatto la scoperta. Il sonar montato sulle pilotine dei sommozzatori dell'Arma ha mostrato un'area di circa dieci metri sotto la sabbia.

Soddisfatta del ritrovamento anche la Soprintendenza ai beni archeologici della Liguria che prenderà in custodia le anfore e tutti i reperti recuperabili da sotto il mare. Per il loro recupero sarà necessario nuovamente l'Impiego di Pluto perché il relitto si trova a circa 70/100 metri di profondità, una distanza non raggiungibile dai sommozzatori con le bombole. Ecco quindi che il robot con due mani d'acciaio prenderà le anfore e le trasporterà in superficie, guidato dal sonar e dal remote control. I tempi del recupero ancora non si conoscono e saranno dettati dalla Soprintendenza. Per ora nel tratto di mare interessato dalle operazioni non sarà più possibile gettare le reti né fare immersioni: l'antica nave romana rimane di competenza del mare, che per oltre duemila anni l'ha celata.

Federica Ferraris
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