La boxe secondo Gianni Caprini, maestro della Pugilistica Cairese

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«Uno sport che è tensione perenne, ricerca, volontà. Insegna rigore e disciplina, fisica e mentale». L'intervista

La boxe secondo Gianni Caprini, maestro della Pugilistica Cairese

Vado Ligure (Savona)
Giovedi 24 maggio 2012

Il puglilato è uno degli sport più amati da chi lo pratica e allo stesso tempo odiati dai suoi detrattori. Uno sport se non tutto, almeno tanto italiano. Con la ditta Leone che dal 1947 fabbrica i migliori guantoni, o il gigante buono, Primo Carnera, dalla storia di povertà ed emigrazione sino ai fasti del titolo mondiale; simbolo e segno di quell’Italia del primo Novecento fatta di poveri contadini pronti a diventare emigranti e alcune volte ricchi faccendieri grazie al loro genio e alla loro inventiva allenatasi ai rigori della povertà. La boxe è anche questo. Uno sport, qualcosa di più di uno sport. Promessa di riscatto per molti giovani disagiati, disciplina che insegna rigore e fantasia insieme.

Ne abbiamo parlato con Gianni Caprini, maestro storico della Pugilistica Cairese che sabato 26 maggio organizza il Molo Boxing Day al Parco Turistico Commerciale Molo 8.44 di Vado Ligure.

Gianni, perché la boxe?
«Tentare di spiegare, di comunicare una passione come quella per la boxe a chi si avvicini per la prima volta a questa disciplina è compito arduo ed entusiasmante allo stesso tempo. La nostra sfida è quella di aprire le porte al pugilato. La boxe è gesto, tensione perenne, ricerca, volontà. Il nostro maestro utilizza sempre le parole sacrificio, umiltà, disciplina e rispetto. È tutto questo, e non solo questo. La boxe bisogna vederla. E io credo che chi si avvicini senza preconcetti a questo sport non potrà che amarlo. Il nostro più grande desiderio è quello di far avvicinare il pubblico, uomini e donne, a questo tipo di pratica sportiva; vorremmo chiarire e correggere ciò che i luoghi comuni hanno sempre raccontato del pugilato».

La boxe è o non è uno sport violento?
«Saremmo degli ipocriti se dicessimo che la violenza non fa parte del nostro sport, ma questa è soltanto una parte, forse la più evidente – è vero – ma non la più importante sicuramente. La boxe insegna rigore e disciplina, oltre che fisica anche mentale. Ha una valenza pedagogica ed educativa. La negativa e dura critica mossa al pugilato da parte degli organi di informazione in seguito ad episodi isolati ha determinato, negli ultimi decenni, una profonda crisi in un settore sportivo già soggetto a falsi pregiudizi e poca considerazione da parte dei mass-media. Già i genitori malvolentieri accettano l’idea del proprio figlio boxer, perché considerano il pugilato esclusivamente – ed aprioristicamente – uno sport brutale, violento e pericoloso. Inoltre, pochi sono i ragazzi che si avvicinano a questa disciplina, e ancor meno sono coloro che conoscono i numerosi risvolti positivi che il pugilato offre. Di recente, con apposito protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, attraverso il progetto Pes (Progetto Educativo Scolastico), si è instaurata una collaborazione tra vari istituti di scuola media e superiore con alcune palestre di boxe, che ha dato risultati inaspettati».

Che cos’è la Pugilistica Cairese, come nasce?
«La Pugilistica Cairese trova i suoi inizi sportivi nell’anno agonistico 1989/90. I primi due pugili agonisti sono stati Alessandro e Mario Caprini, due ragazzi cairesi provenienti dalla Pugilistica Savonese, entrambi campioni liguri novizi. Alessandro diviene vicecampione Centro-Nord, Mario campione Centro-Nord e vicecampione italiano, categoria peso Mosca-Gallo – prima convocazione in Nazionale. Parlando di Pugilistica Cairese un cenno di particolare orgoglio va per il maestro Roberto Cirelli, nome di spicco nel panorama pugilistico italiano e internazionale con un background di pugile professionista ad altissimi livelli».

Quali sono i campioni forgiati dalla palestra?
«La Pugilistica Cairese può farsi vanto del nome di atleti di spicco nel panorama pugilistico nazionale, quali Matteo D’Alleva, due volte campione ligure peso Piuma II serie, Claudio Imbimbo, peso Medio-Massimo, due volte campione regionale Jr, arrivato per ben due volte in finale al titolo italiano. Edoardo Avanzini, finalista al titolo italiano Jr del 2007, Cesare Buschiazzo e Francesco Rindone, entrambi campioni regionali pesi Medio-Massimi Jr; e Stefano Cherch, peso Mosca, giunto primo nelle classifiche boxe ring del 2008».

Parliamo invece dei successi più recenti.
«Nel 2011 i pugili della Cairese hanno disputato 31 combattimenti, ottenendo 18 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte. Questo risultato rappresenta il miglior punteggio fra tutte le società liguri di pugilato. Vanto attuale della palestra è il pugile Halim Boufrakech, ormai stabilmente nei primi cinque posti delle classifiche italiane. Nella palestra si allena e combatte anche il fratello Sedik Boufrakech, vincitore della cintura interregionale tra Liguria, Piemonte e Emilia Romagna, premiato per ben tre volte miglior pugile. Sedik vanta, per il 2011, sette incontri con cinque vittorie di cui tre per ko. Insomma, possiamo dire senza tema di smentite che la Pugilistica Cairese stia divenendo sempre più una fucina di giovani campioni ormai riconosciuta a livello nazionale».

Da chi può essere praticata la boxe?
«La boxe può essere praticata da persone di tutte le età, poiché l’intensità d’esercizio non ha alcun vincolo e sviluppa forza esplosiva, velocità, reattività e coordinazione. Sia a livello cardiovascolare sia sul piano della tonificazione muscolare la boxe è ottima; ma soprattutto è un ottimo consulente psicologico, dal momento che aiuta a scaricare ogni genere di tensione nervosa. Essere pugili non vuol dire avere all’attivo decine di incontri dilettantistici o professionistici, bensì significa sentirsi tali, e raccontare un po’ di se stessi con l’espressione fisica, un’espressione pura e genuina come il pugilato può insegnare. La boxe è per tutti, perché non tutti i pugili devono necessariamente salire sul ring per fare della buona boxe, ma tutti i pugili devono allenarsi per fare della vera boxe».

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