Il regista torna a Borgio Verezzi con un'originale rilettura del capolavoro di Lewis Carroll. Protagonista Romina Mondello. Sul palco una scena rovesciata. Dall'8 al 10 luglio in prima nazionale
Borgio Verezzi (Savona)
Venerdi 8 luglio 2011
Quattro interpreti: Romina Mondello,
Salvatore Rancatore, Giulia
Galiani e Odette Piscitelli intorno
all'idea del regista Matteo Tarasco:
«Alice sorella di Amleto, il primo che ci
spinge ad andare oltre, oltre lo specchio, il primo che alla
richiesta di vestirsi in nero, in segno di lutto, dibatte sul
sembrare e sull'essere. Ma anche una
Alice che parla ai reclusi, ai perdenti per
ricordarci di cogliere la grande ricchezza che può derivare
dalla sconfitta o da chi è sconfitto e lasciato ai margini
della società».
Alice, tratto da Lewis Carroll per la drammaturgia e regia
di Matteo Tarasco, va in scena in prima nazionale
al quarantacinquesimo Festival Teatrale di
Borgio Verezzi, dall'8 al 10
luglio 2011 (ore 21.45).
«Romina Mondello è Alice
- racconta Matteo Tarasco -, gli altri si alternano a interpretare
tutti gli altri ruoli che sono visioni, o meglio figure, che vivono
intorno ad Alice, forse fantasmi per citare Pirandello o De
Filippo; ma forse anche internati che, come ne I giganti della
montagna, rappresentano un gruppo di scombinati che cercano di
dar vita a qualcosa per o contro Alice e che poi si ritrovano in
una condizione del tutto inattesa».
«Per la scena - prosegue il regista - abbiamo scelto un
underground, come nel titolo della prima versione
di Alice nel paese delle meraviglie, che rimanda a un
sottoscala ma anche, in senso metafisico, a ciò che si
nasconde nei nostri cuori e nelle nostre anime e per lo spettatore
sarà un po' come se spiasse dal piano superiore attraverso
un foro sul pavimento. È uno spettacolo
esistenzialista alla Sartre, esclusivamente montato a
partire dalle parole di Carroll, il cui lavoro altro non era che un
Bildung Roman, un romanzo di formazione sull'idea che
crescere fa male».
Dopo un paio di domande, Matteo Tarasco procede da un pensiero all'altro, rapidissimo, toccando le motivazioni e suggestioni profonde che l'hanno portato alla scelta e alla messa in scena di Alice di Lewis Carroll. Si mescolano con grande rigore intellettuale, riflessioni intorno alla parola, all'uso della lingua, ma anche alla lingua come gesto nel teatro - dai greci a Shakespeare - con lo sguardo rivolto al nostro contemporaneo e alle sue follie. «Carroll è stato un acrobata della lingua e molto vicino a Shakespeare, per cui nutrì interesse e passione, tanto da insegnarlo seppure in una versione edulcorata e al punto da scriverci su un trattato (mai tradotto in italiano), una specie di abbeccedario pulito da tutte le allusioni al sesso e alla violenza da sottoporre alle ragazze».
Uno spettacolo ambientato in un manicomio
perché «oggigiorno chiunque si metta in bocca le
parole di Carroll, o semplicemente sia fuori dagli schemi, non
può che essere considerato un pazzo da
ospedalizzare».
In scena dunque la parola, quella che si fa azione come nella
lezione del Bardo: «c'è stato un momento in cui andava
di moda l'atto linguistico (il primo lavoro sulla teoria degli atti
linguistici è considerato How To Do Things With
Words di J.L. Austin, seguito da Speech Acts di John
Searle che sistematizza e divulga l'approccio, ndr), ma oggi si
sentono molti discorsi che raramente si trasformano in azioni.
Per il palcoscenico la parola è sempre un atto del
corpo nel suo insieme. Ho disegnato scene con
posizioni che costringono gli attori a performance ginniche
complesse proprio perché i muscoli siano sempre in
azione, mentre la parola viene espressa», spiega Tarasco:
«perché è questo che accade in concreto nelle
nostre prese di fiato nei momenti più importanti, è
tutto il corpo che prende fiato e non solo una parte di esso.
Bisogna togliere alla parola quell'idea sette/ottocentesca che la
vuole prodotto della ragione, dell'intelletto e tornare all'origine
al suo essere azione, gesto che non vuol dire mimica».
È pura curiosità quella che spinge Tarasco verso l'uno o l'altro testo (ha messo in scena Goethe, Shakespeare, Omero, Sofocle, Ibsen, Goldoni): «non c'è un progetto sotto, tendenzialmente sono io a scegliere, non lavoro su testi commissionati, e cerco di usare il testo per raccontare una storia dove la parola è solo uno degli elementi dello spettacolo. Non amo la drammaturgia contemporanea e credo che in generale i classici funzionino meglio. Goldoni è il più grande dei contemporanei dalla sua Venezia del '700. Se devo pensare a un criterio, dico che scelgo un testo se mi ci riconosco, come essere umano vive oggi non narcisisticamente, e se posso usarlo per far riconoscere anche altri».
Mentre si sta definendo la tournée di
Alice, per la prossima stagione teatrale,
che porterà lo spettacolo in Piemonte, a Milano e Roma,
Tarasco afferma: «è uno spettacolo perfetto per il
Teatro Duse di Genova, lo proporrò» e chissà
che anche il capoluogo ligure sia presto incluso fra le tappe della
tournée.
Intanto nel cassetto, Matteo Tarasco ha «una bellissima idea
per Romeo e Giulietta («ma ultimamente l'hanno fatto
in troppi») e un'altra per una grossa produzione a partire da
Thérèse Raquin di Zola, «un testo
straordinario».
Laura Santini
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45° Festival Teatrale di Borgio Verezzi
Alice, tratto da Lewis Carrol
regia Matteo Tarasco
con Romina Mondello, Salvatore Rancatore, Giulia Galiani e Odette Piscitelli
8, 9 e 10 luglio 2011
@ piazza Sant'Agostino a Borgio Verezzi
prima nazionale
«Nella storia di Alice lo specchio rappresenta un confine – scrive nelle note di regia Matteo Tarasco - al di là del quale tutti noi possiamo credere di essere o di non essere principi, re e regine. Se Amleto scappa e si rifugia nella finzione della follia, Alice scappa e si rifugia nella follia della finzione, dove tutto può essere o non essere, ma nulla è un problema, bensì un enigma, che altro non è che un problema senza soluzione, come gli indovinelli del Cappellaio Matto, come gli interrogativi del principe di Danimarca. Mettere in scena Alice, capolavoro della letteratura inglese dell'Ottocento, vuole essere un tentativo di raccontare l'odierno spaesamento quotidiano di una generazione incompresa, un tentativo per riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica, che crediamo oggi
debba imporsi su altri linguaggi che spiegano, ma non insegnano il senso», scrive Tarasco nelle note di regia.
Romina Mondello, dopo tre stagioni di repliche di Donne informate sui fatti di Carlo Fruttero e dopo aver girato il recente film, ancora non uscito in Italia, di Terence Malick, con attori del calibro di Javier Bardem e Ben Affleck, interpreterà il ruolo di Alice. Salvatore Rancatore è il Cappellaio Matto, il Cuoco, il Bruco, la Seconda Alice, Tweedledum e Humpty Dumpty; Giulia Galiani March la Lepre, la Regina Rossa, la Quarta Alice, il Bianconiglio, la Regina Bianca e il Cerbiatto; Odette Piscitelli la Regina di cuori, la Duchessa, la Terza Alice, Tweedledee e l'Unicorno.
Il Festival prosegue fino al 10 agosto con altre sette prime nazionali:
- 12, 13 e 14 luglio: Il Marito Scornato (George Dandin) di Molière con Maurizio Micheli e Benedicta Boccoli
- 16 e 17 luglio: Questa immensa notte di Chloё Moss con Lisa Galantini e Orietta Notari
- 22, 23 e 24 luglio: La Marcolfa di Dario Fo con Carlo Simoni e Antonio Salines
- 28, 29 e 30 luglio: La Locandiera di Carlo Goldoni con Nathalie Caldonazzo e Franco Castellano
- 2 e 3 agosto: L'uomo che raccoglieva bottiglie di e con
Pino Petruzzelli, in scena nelle Grotte
- 4 e 5 agosto: Brava!, omaggio alla premiata ditta Garinei & Giovannini con Anna Mazzamauro
- 8, 9 e 10 agosto: La cena dei cretini di Francis Veber, con Zuzzurro & Gaspare
Biglietti in prevendita al Teatro Gassman (info 019 610167).
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