Dal palco del Premio Tenco al divano di 'Parla con me'. Il legame con Savona e il nuovo tour. Una chiacchierata tra ricordi e progetti futuri
Savona
Venerdi 28 gennaio 2011
Ha iniziato molto presto a salire sul palco, la prima volta
addirittura a quattordici anni. Poi l'incontro, nel 1998, con il
batterista Andrea Balestrieri e la conseguente
formazione di una delle realtà emergenti liguri del panorama
indie in continua ascesa, Zibba &
Almalibre.
Anime libere, come la loro musica e i loro testi.
«Avere musicisti di estrazione differente ci aiuta molto a
non soffermarsi su nulla di preciso», racconta il leader e
cantante Zibba, «ci piace esplorare
sensanzioni e atmosfere sempre mutevoli e colorate».
A un anno dall'uscita dell'ultimo album che ha avuto un ottimo
riscontro di critica e pubblico, Una cura per il
freddo, il gruppo si trova attualmente in
tournée con molte date in Liguria e in altre parti del
Paese. «Spero di riuscire a fare una miriade di
concerti perché voglio davvero andare a suonare
davanti a tutti quelli che ci scrivono ogni giorno, la musica
è davvero tutto per me e non la faccio per ottenere
successo, ma perché non posso farne a meno, è la mia
ragione di vita».
Il successo però sta arrivando: a novembre la partecipazione
al Premio Tenco e presto la band sarà
ospite di uno dei salotti più prestigiosi della televisione
italiana, la trasmissione di Rai Tre Parla con
me di Serena Dandini.
«L'esperienza al Tenco è stata unica, maestosa. A
volte me lo sogno quel palco. Spero di guadagnarmi un posto e una
fiducia tali da far sì che prima o poi ci reinviteranno. Il
fatto di andare in televisione, anche se mi piace e ci aiuta a
livello promozionale, non mi cambia la vita», continua Zibba.
«Le cose che mi fanno gioire sono altre. Vedere la gente
felice. Sapere che qualcuno sta lottando per migliorare e cambiare
le cose. Un giorno avere un figlio. Sai la musica è
davvero tutta la mia vita, ma questo con il successo c'entra
poco. Lo faccio per un altro motivo. Perchè non
posso farne a meno. Perché è il mio modo di parlare.
Sta andando bene, ci divertiamo molto e ci godiamo quello che
arriva».
Forse è scaramanzia, forse il fatto di provenire da una
piccola realtà e l'essere ancorati alle proprie
origini savonesi che rende agli occhi del
cantautore questo successo e questa attenzione suscitata da
pubblico, critica e media, inattesa. «Il posto in cui siamo
nati e cresciuti fa parte di noi. L'odore del mio mare lo
porto con me in ogni viaggio, in ogni concerto e in ogni
brivido. Credo sia naturale».
Una testimonianza dell'attaccamento alle proprie origini
è l'uso del dialetto in alcune canzoni. Lo
usano nella strofa iniziale di Margherita, il loro primo
successo, contenuto nel precedente album, Senza
smettere di far rumore.
«Porto con me il dialetto che parlavano i miei nonni paterni
e che ancora parla mio padre, che tra l'altro è stato colui
che ha tradotto per me il testo di Margherita»,
spiega. L'estate scorsa al festival Cian Zerbo di
Pantasina (IM) ero tra il pubblico: prima di cantarla Zibba
annunciò, tra le proteste generali, che l'inizio lo avrebbe
tradotto in italiano. Spinto dai no imperanti ritornò alla
versione originale.
«A volte», racconta, «mi è capitato di
cantare Margherita tutta in italiano perché mi
spiaceva si perdesse il filo di ciò che dicevo, ma spesso le
reazioni erano negative, la vogliono sentire in
ligure». E anticipa: «sto scrivendo
altre cose in dialetto e spero di includerle nel prossimo
disco».
In lenta e costante ascesa dunque, tanti progetti in cantiere, come
un disco live, tante collaborazioni: prossimamente uscirà il
duetto con Bunna degli Africa
Unite Una parola illumina, il debutto teatrale
con le musiche di una commedia interpretata dai
Turbolenti su un testo di Lazzaro
Calcagno e Matteo Monforte e poi ancora
tanti live. «Odio stare fermo, questo è un momento
molto positivo per me. Ho una famiglia e compagna meravigliosa e
degli amici stupendi che mi fanno stare bene sul palco come
sotto», conclude.
Visto il successo ottenuto c'è da aspettarsi che sia
così.
Francesco Li Noce
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