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i Chieftains firmano l'albo d'onore
la mattina del 4 agosto i Chieftains hanno firmato a Palazzo Civico l'Albo d'Onore del Comune di Savona
 

The Chieftains al Priamar

 
Silvia Leoncini è andata a vedere il più grande gruppo di musica irlandese in circolazione. Hanno suonato con Bono, Rolling Stones, Sting, Joni Mitchell e molti altri. Una serata da ricordare
 
   

     
Savona, 5 agosto 2009
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di Silvia Leoncini
   

Certo non è stato un concerto "comodo", in poltrona, ma -nonostante fossi letteralmente arrampicata sulle impalcature che sorreggono la platea, perché il tutto esaurito ci ha costretto ai posti in piedi- è stato davvero bellissimo, coinvolgente, travolgente, e ne valeva la pena, anche a testa in giù. Suggestiva la cornice della bella fortezza del Priamar, costruita secoli addietro dalla Repubblica Marinara di Genova per ‘domare' la ribelle Savona. Ottima l'acustica, grandissimo il gruppo, come sempre. Ovvio. The Chieftains sono soltanto la più acclamata formazione di musica tradizionale irlandese, sulle scene da 48 anni.

Semplice come il piatto nazionale d'Irlanda, fish and chips, ma altrettanto gustosa, la musica celtica è davvero un fantastico mito sempreverde. Inizia a volte lenta e tranquilla, come una brughiera nella nebbia, e poi di colpo ti travolge con ritmo e colore, come Dublino che, se ci arrivi in un giorno di pioggia, ti abbaglia improvvisamente col colore dei suoi quasi duemila locali pubblici, dove scorrono letteralmente suoni e fiumi di birra (Guinness, Porter's e non solo). Come ogni genere artistico, può essere capita ed apprezzata a diversi livelli, ma non occorre essere dei tecnici per restare immediatamente catturati dal ritmo e dall'incalzare delle note. I piedi e le mani, a questo punto, si muovono indipendentemente dalla tua volontà. Un bell'assaggio, quindi, anche per i neofiti, il concerto di ieri a Savona.

In apertura hanno suonato i Birkin Tree, un gruppo italiano nato una trentina d'anni fa, che lo scorso anno ha fatto spettacolo insieme ai Chieftains durante due concerti in Italia. Decisamente affiatati, sicuramente in gamba, hanno eseguito alcuni bei pezzi tra cui il classico Old Bush. Il bello della diretta, poter dire "io c'ero" ed altre cosette del genere... andate a dirlo al violinista, che proprio all'inizio ha spezzato una corda. Ma, se così non fosse stato, avremmo forse potuto sentir risuonare -in ambito irish music- la più nota esclamazione ligure ‘belin'?

Ci vuole anche improvvisazione, e spirito, per riempire con commenti brillanti ed intelligenti -come ha fatto Fabio Rinaudo- il tempo necessario al suo collega per la sostituzione della corda. Il pubblico ha apprezzato, e del resto, se i Chieftains li fanno suonare con loro, ci sarà di sicuro più di una ragione. Ma è l'ovazione che si stava aspettando... e non è davvero mancata, quando Paddy Moloney & Co sono saliti sul palco. Prima di raccontarvi com'è andata, due parole sul gruppo. The Chieftains nascono nel 1961, col nome di Ceoltoiri Chualann, cambiato un paio d'anni dopo, da colui che ancor oggi li guida: Paddy Moloney. Paddy è un virtuoso degli strumenti tradizionali irlandesi, il tin whistle (tra le sue mani il flauto è veramente magico, anche in assolo) e la uilleann pipe (la cornamusa irlandese).

Smalto e presa sulla folla: come si dice? È "gente che invecchia con onore nel fisico e per niente nello spirito": e spirito, Paddy Moloney, Matt Molloy, Sean Keane e Kevin Conneff, ne hanno ancora un container da vendere. Nonostante le collaborazioni con rock star come Bono e Van Morrison, Sting, Elvis Costello, Rolling Stones e Joni Mitchell e con Stanley Kubrick per una parte della colonna sonora del film Barry Lindon, e nonostante i fitti rapporti artistici con musicisti galiciani e cubani e le nuove sperimentazioni che toccano la musica messicana, i Chieftains continuano a proporre anche e soprattutto melodie antichissime, radicate nella più genuina tradizione irlandese. E piacciono sempre.

Dopo il successo del Celtic Connection 2009 Tour negli USA - tra febbraio e marzo - che li ha visti a Toronto, Portland, Newark, Miami, S. Francisco, Chicago, Washington, Boston, Philadelphia, al Priamar hanno radunato, così -ad occhio croce- almeno 700 spettatori, alcuni dei quali sono rimasti fuori in attesa, perché non c'erano più biglietti (appesa ai miei tubi dalmine a quel punto mi sentivo una privilegiata). La sicurezza innata con cui certi artisti calcano la scena è per me sempre fonte di ammirazione sconfinata: è apparso impagabilmente vero Paddy Moloney, che sembra il tranquillo signore della porta accanto, quando ha iniziato per un po' a parlare in fluente gaelico, poi si è battuto la testa ripetendo belin, belin, belin! (qualcosa mi dice che c'è di mezzo Rinaudo), per continuare in inglese.

La serata è proseguita con un brano solo cantato (Health to the company) dalla voce di Kevin Conneff e con parecchi pezzi accompagnati dall'arpista Triona Marshall e dai due danzatori acrobatici canadesi, di Toronto, Jon and Nathan Pilatzke, insieme alla danzatrice irlandese Cara Butler: musica da ascoltare e da vedere. Nuove sperimentazioni della celtica in connessione con la musica messicana, bellissimi pezzi vocali della cantante scozzese Alyth McCormack: davvero un insieme vario. E che dire del medley dei più grandi successi?


 

 
 
 
 
 
 
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