Fabio Fazio è diventato un grande recensore. O almeno è divenuto l’unico recensore televisivo che le persone guardano con una certa aspettativa. La gente aspetta una settimana intera, poi guarda Che tempo che fa, e il giorno dopo (il lunedì pomeriggio) va in libreria e compra su espresso suggerimento dell’ex comico savonese. Con tanti saluti per lo snobismo intellettuale di tante penne nobili.
Ultimamente Nico Orengo, per esempio, non fa altro - dai suoi Fulmini su Tuttolibri del sabato - che scagliarsi contro Antonio D’Orrico. Altra magica penna del Corriere. Gli imputa il ritrovamento costante, anzi perseverante, di inauditi capolavori. Uno per tutti, Io uccido di Faletti.
Il clima della carta stampata è molto caldo. Le penne nobili si cuciono addosso continue ed imperterrite vendette e la gente si beve con gli occhi e più con la mente guidata dal cuore tutti i suggerimenti di un comico. Ex. Come Faletti.
Fazio legge i libri che commenta? Dal tenore delle domande che porge, sembra di si. Oltretutto non si è confrontato con scrittori di basso lignaggio. L’ultimo, per esempio, Guido Ceronetti è un saggista dalla mente orfica e dalla penna biblica. Come lui ha tradotto le Sacre Scritture, nessuno. Nemmeno Erri De Luca che, al confronto, in quanto febbrile autodidatta possiede una marcia umanistica più ridotta. Oppure Roberto Calasso, o ancora Carlo Fruttero. Tutti scrittori peraltro sorvegliati nelle uscite pubbliche, molto gelosi di una loro privacy rigorosamente pubblica.
Il concetto è molto semplice. Fazio fa vendere. Molto più che un Nico Orengo ormai sdrucito come recensore, o come un onusto D’Orrico che in effetti canta sempre un mito trovato ad ogni pié sospinto.
L’altro punto è che la televisione miete più vittime della carta stampata. La trasmissione Che tempo che fa va giù dritta anche per un altro motivo. Porta in televisione l’uomo che sta dietro lo scrittore. Fa intuire la fucina dove il progetto è stato concepito, pensato e poi realizzato. Fa vedere l’ingranaggio umano del robot.
Quando Walter Bonatti è andato a presentare quel libro che sa di neve e ghiaccio (I miei ricordi, Baldini e Castaldi Dalai, 2008), Fazio ha compiuto un’operazione fulminea di maieutica libraria. Ha estratto dall’uomo, e dalle montagne che Bonatti si è portato dentro tutte le sue sette vite di gatto da neve, orizzonti ghiacciati. Ha spinto così le persone a comprare il Bonatti, l’uomo prima e dopo il libro. Un’operazione commerciale perfetta. Subliminale in maniera chiara ma efficace come un gancio sotto le coste.
Quello che conta, però, non è la sede dove il libro viene presentato. E Fazio ha un merito preciso:quello di rendere appetibile il libro anche ai più che non leggono le recensioni più intellettuali e ricercate. Anche perché ha così squarciato un velo misterico che c’è sempre stato: i libri, almeno quelli dotti e perfidamente culturali come La vita bassa di Alberto Arbasino, sono per i colti. Gli spiriti savant. Niente di più sbagliato perché i libri sono di tutti anche se forse un ultrà non possiederà gli strumenti per consustanziarsi con Calasso e Ceronetti.
Il merito, però, non è di Fazio. O almeno non è tutto suo. È soprattutto della parola scritta. Che ha esercitato, esercita, e non cesserà mai di esercitare un potere - questo si, davvero orfico – capace di irretire le menti e blandire in modo terribile la curiosità degli umani.
Il libro è davvero un incalcolabile tesoro. L’uomo che lo scrive suscita sicuramente la curiosità. I suoi tic personali, la storia peculiare che ci sta dietro rappresentano un organo capace di far risuonare molte musiche nella notte. Ma sono e restano soltanto specchietti per le allodole. Poi resta il libro con il suo contenuto e le pagine scritte. Quello è ciò che poi rimane. Fazio si ritrova perciò a compiere un’opera davvero di massa. Un’opera di educazione massiva. Tanto più delicata quanto più teste accendono il televisore.
Non va dimenticato che quasi tutti i suoi ospiti arrivano in trasmissione a presentare un libro. Quasi che l’opera scritta valga più dell’uomo, in termini di durata e di significato esistenziale. L’uomo esiste in quanto libro. Anche questo è il miraggio di Fazio. Aver reso tangibili certi idoli che sulla carta stampata restavano incisi dentro un orizzonte sfuocato. Imprendibili perché miraggi, ombre vaganti sulla estrema circonferenza terrestre.
Un’operazione alla D’Orrico. Un capolavoro editoriale. Un opificio dei libri. Un Fazio, appunto.