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Forse pochi genovesi sanno che il Museo di Archeologia Ligure di Villa Pallavicini, a Genova Pegli, è ricco di opere di inestimabile valore e bellezza risalenti ad un periodo storico che va dal Paleolitico Medio all'Età tardo-Antica. Questo museo è stato trasferito all'interno di Villa Pallavicini nel 1936; prima i reperti archeologici erano conservati presso la Villetta Di Negro e prima ancora a Palazzo Bianco, nel Museo di Storia dell'Arte. Alcune delle opere esposte sono: la tavola bronzea della val Polcevera, le ceramiche e gli utensili dei primi agricoltori, gli oggetti della più antica metallurgia, le tombe dei guerrieri liguri dell'età del ferro e la prima statua stele della Lunigiana, fino ad arrivare alle testimonianze di Genova preromana con i corredi della necropoli di via Venti Settembre di 2.500 anni fa; poi ancora busti, sarcofagi ed epigrafi con il collezionismo di liguri illustri, la raccolta del Principe Odone di Savoia, alla mummia del sacerdote egizio Pasherienaset.
Tra questi numerosi reperti si trova un Uomo del Pliocene, anche detto Uomo di Savona, uno dei più importanti esemplari di archeologia umana. Il nome con cui lo aveva battezzato il geologo Arturo Issel (1842-1922), professore dell’Università di Genova, era Antropoide di Savona. La storia narra che nel 1852, nel centro di Savona, in vico del Vento si procedette a un ampio sbancamento per la costruzione delle fondamenta della Chiesa delle Suore della Misericordia. Alla profondità di circa 3 metri, dove lo scavo aveva raggiunto il livello della marna pliocenica, gli operai incontrarono uno scheletro umano. Purtroppo dell'Uomo di Savona sono rimasti solo alcuni frammenti: pezzi di ossa parietali, mandibolari, mascellari e del bacino, più un omero, un perone, parti di due femori e una clavicola. Il resto andò perduto, specie la cassa toracica con tutte le costole, visto anche il contesto del ritrovamento. Quello che è giunto fino a noi si deve ad un prete, don Perrando, a cui è stato intitolato il museo di Sassello, che appassionato di storia naturale conservò quei frammenti ossei dati in seguito al professor Arturo Issel affinché li analizzasse. Le osservazioni di don Perrando, più altre ripetute dallo stesso Issel in diverse occasioni, sono valide ancora oggi per valutare l’antichità dello scheletro: questo risale al periodo Pliocene.
Pliocene significa più recente ed è il periodo che va da 5 milioni e 300 mila anni fino a un milione e 800 mila di anni fa. In quel periodo con l'innalzamento dei mari la pianura padana era tutta allagata, per cui affioravano solo le zone montuose. Solo gli Appennini, insieme ad altre montagne, emergevano ed in questo periodo, in cui avvenne l'unione tra il continente sudamericano con quello nordamericano, che fa la sua comparsa la specie Homo. Perciò quei frammenti d'uomo trovati a Savona potrebbero essere tra i reperti più antichi della specie umana. Senz'altro lo sono per quanto riguarda gli ominidi che abitarono questo lembo di terra, chiamata oggi Liguria. Gli studiosi stanno ancora dibattendo se la datazione di questi frammenti ossei sia quella giusta: in attesa che qualcuno sveli il mistero nessuno può contraddire quello che alcuni scienziati dedussero. La notizia che dobbiamo dare è che questi importantissimi frammenti archeologici ossei non sono al momento visibili, bensì giacciono nei magazzini del museo. Ma questo uomo di Savona esiste, e resiste. A Genova Pegli.
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