Un giovane laureato in fisica teorica e dottorando all’Università di Torino scrive un libro. Non un saggio scientifico ma un romanzo, che diventa un caso letterario. Vince il Premio Strega 2008, il Premio Campiello Opera Prima e pure Alassio Centolibri - Un autore per l'Europa. Stiamo parlando di Paolo Giordano e del suo debutto da scrittore con La solitudine dei numeri primi.
A tutti capita nel proprio intimo di provare lo stress della solitudine, un senso di vuoto che ci fa vacillare e che non ci molla nemmeno quando stiamo insieme ad altre persone. C’è chi questa condizione la ricerca, chi invece la subisce. E c’è anche chi questo stato lo vive in modo cronico, profondo, inevitabile. In un modo che fa più male.
Mattia e Alice, quando si incontrano tra i corridoi del liceo, riconoscono la propria diversità l'uno negli occhi dell’altra. È un piacevole scoprirsi simili in un ambiente che li mette continuamente alla prova, che procura loro disagio e imbarazzo. Ma scoprono, nello stesso modo, che questa complicità, chissà perché, non basta. Che, come per i numeri primi gemelli, si è irrimediabilmente destinati a rimanere separati da un numero pari che si piazza proprio nel mezzo.
Alcuni avvenimenti spezzano la linea dell’esistenza di Mattia e Alice, la loro prospettiva inconscia di avere davanti a sé una vita normale. Da quel momento in avanti tutto sarà diverso da come se lo erano immaginato. Ad ogni pagina emerge l’ineluttabilità del destino dell’uomo, costretto a fare scelte cruciali in pochi secondi e di scontare il peso delle conseguenze per il resto della vita.
I traumi e le difficoltà, che si snodano senza pietà dalle prime righe, non danno scampo e tengono il cuore del lettore stretto in una morsa fino all’ultima pagina.
Credo che la forza di Giordano stia nella capacità di cogliere i pensieri più intimi e le situazioni più scomode in modo sincero, restituendone tutta la disarmante verità.
Ogni azione, ogni pensiero è riportato attraverso similitudini che restituiscono loro peso, consistenza.
Vera peculiarità dell’opera, che la qualifica e la distingue, è il background scientifico del suo autore, che trova spazio tra le pieghe della storia. Attraverso gli occhi di Mattia – pensato, magari impropriamente, come alter ego di Giordano - vediamo la realtà attraverso il diaframma delle leggi fisiche e del calcolo matematico. La percezione che ogni fenomeno sia imbrigliato in un meccanismo sintetico di causa ed effetto, ipotesi e tesi, attenua la paura del caos, dell’imprevisto, della possibilità di soffrire. Un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi nella difficile quadratura del cerchio della vita.