In una New York cupa e triste, una squadra di poliziotti dell’FBI è decisa a scovare un serial killer che ha compiuto il più efferato tra gli omicidi: la vittima è la piccola Carol Corwin, che l’assassino ha fatto morire di fame imprigionandola in una cassa di legno.
Iniziano così le indagini dell’agente Craig Dabecourt, tornato in attività dopo un brutto incidente in missione che gli ha cambiato la vita. Accanto a lui c’è anche l’acuta profiler Kelly Jeffries.
Un’indagine studiata a puntino e tanta suspance accompagnano le 522 pagine di Per esclusione (Marsilio editore, 19.50 Eu), il nuovo libro scritto a quattro mani da Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini, che tornano dopo il successo del medical thriller Soluzione finale.
I due autori, seppure savonesi, sanno come trattare le loro storie alla maniera americana, e non solo perché il romanzo si svolge a New York: questo libro si adatterebbe più ad Hollywood che alla fiction de’ noantri.
La scelta della Grande Mela è stata però casuale: «nel caso di Soluzione finale ci serviva una megalopoli multietnica e tecnologicamente avanzata che ci permettesse di sviluppare l’intrigo che stava alla base della storia. In Per esclusione, invece, siamo ricaduti sulla Grande Mela per il semplice fatto che durante le ricerche del materiale per sviluppare la storia, ci siamo imbattuti in diverse statistiche che affermavano che la maggior parte dei delitti commessi a NY avvengono per mano di serial killer: una percentuale altissima».
Anche il mondo dell’FBI è stato oggetto di studio da parte dei due autori: «riteniamo che documentarsi sia fondamentale per avere una trama più completa e convincente possibile, innanzitutto per rispetto verso i lettori»
L’agente Dabecourt assomiglia ai classici protagonisti dei polizieschi americani: duro e sicuro di sé: «ci serviva un personaggio un tempo praticamente inscalfibile che per una precisa ragione si trova a dover fronteggiare le sue paure e la coscienza di non essere più la persona che era prima. Nonostante il suo aspetto spigoloso e i suoi modi sbrigativi, Dabecourt è un’anima sofferente che cerca di ritrovare se stesso attraverso il lavoro».
Anche la profiler Jeffries è una donna tosta, ma fatica a farsi accettare in un ambiente quasi esclusivamente maschile: «nella maggior parte dei romanzi il ruolo della donna è marginale o solo di spalla all’uomo. Come è stato per il nostro precedente thriller abbiamo invece voluto dare un ruolo rilevante alla figura femminile. Come crediamo che meriti. L’approccio è stato semplice: è bastato sovvertire quello che accade nella realtà, anche se fortunatamente le cose sembrano essere leggermente cambiate negli ultimi anni».
I due protagonisti indagano sulla morte di una bambina. Un tema piuttosto scottante a cui la cronaca nera ci ha purtroppo abituati in questi ultimi anni: «volevamo un serial killer con un movente forte e lo abbiamo trovato dopo meticolose ricerche in un episodio accaduto alla fine degli anni Cinquanta negli Stati Uniti. Per inserire questo fatto, abbiamo dovuto necessariamente parlare di bambini. Non è quindi una scelta arbitraria, ma consequenziale a una serie di ricerche».
Ma come si crea un serial killer? «Abbiamo consultato una serie di testi sulle tipologie degli assassini seriali, sulla loro psicologia, per ricavare un personaggio che fosse il più vicino possibile alla realtà. Abbiamo cercato di romanzare il meno possibile la figura di Salomone, l’alias dato dall’FBI per identificare il serial killer, provando a evidenziare soprattutto la sua disperazione di uomo, causa ed effetto del suo essere diventato assassino seriale. Un po’ come è accaduto per la maggior parte dei protagonisti di Per esclusione, abbiamo cercato di creare più persone, che personaggi, evitando gli stereotipi del genere ogni volta che ci è stato possibile».
Il sodalizio di Andrea e Gianpaolo è ormai consolidato. Ma come si scrive un libro in tandem? «È più difficile dirlo che farlo. Utilizziamo il metodo della scaletta, lo stesso di Jeffery Deaver e Preaston&Child. Dividiamo tutta la storia in capitoli e poi andiamo a integrare i diversi punti che costituiscono l’ossatura della trama. Una volta fatto questo, e sviluppati a parte psicologicamente e fisicamente i personaggi, possiamo iniziare a scrivere. Ognuno sceglie un punto di un determinato capitolo o un capitolo intero a seconda della propria sensazione o preferenza, e lo scrive. Alla fine, c’è una lettura incrociata dei lavori che garantisce un risultato finale omogeneo».
Insomma, una premiata ditta. Che a breve produrrà un nuovo racconto dal titolo American Istanbul, inserito nel secondo volume antologico intitolato Anime nere reloaded: «è una ricca antologia di racconti neri e pulp, in cui sono raccolte le firme più prestigiose del noir italiano (Evangelisti, Nerozzi, Macchiavelli, Montanari). Il tutto curato da Alan D. Altieri, editor della Mondadori, uno dei più apprezzati scrittori italiani in circolazione».