Solo ad un filosofo poteva venire in mente il nome "origine" per un laboratorio di liquori. E solo ad un perito tecnico poteva venire in mente il nome "laboratorio" per la stessa attività.
Origine Laboratorio. Cui si aggiunge
Liquori Valbormida, per completezza e collocazione geografica. Un filosofo, dunque, ed un tecnico si incontrano a Cengio, anzi a
Cengio Alto, hanno circa trent'anni e decidono di allestire un laboratorio di liquori in un borgo della Valbormida da cui molti altri, con le smania di diventare cittadini, se ne sono andati nei loro appartamenti di fascia media in città. Così siamo più vicini, si sono detti. A cosa? Al treno... Insomma, arrivederci e grazie, il filosofo e il tecnico restano qua. Perché qui sono nati, qui hanno sempre avuto attività di famiglia legate alla ristorazione (leggi: trattorie, di quelle note in tutta la vallata per i ravioli e il cinghiale), e qui hanno una casa da allestire a laboratorio di liquori.
Luca Graffo e
Alessandro Pancini hanno creato Origine Laboratorio, impiegano mesi per allestire a laboratorio una casa di famiglia nel borgo di Cengio Alto, scegliere i fornitori di erbe aromatiche, affidarsi ad un grafico che vestisse bottiglie e confezioni con molta classe (cosa spesso dimenticata dai produttori locali di vini, birre e liquori), capire come si fa un liquore di altissima qualità, produrre e iniziare a commercializzare i prodotti.
Con assaggio. Questo è un passaggio fondamentale dell'azione di vendita dei liquori prodotti da Origine Laboratorio. L'assaggio ripetuto, bel vantaggio rispetto a chi vende assicurazioni. Ma torniamo a noi. «Il nome ci porta ad attingere alle radici», spiega Alessandro Pancini, il filosofo. «Noi siamo partiti da zero nella creazione del laboratorio, e quando studiamo un nuovo infuso partiamo da zero nella lavorazione stessa del liquore».
Ogni liquore impiega circa un mese per arrivare alla bottiglia, e le tipologie di prodotti in questo primo anno e mezzo di lavoro sono sei: liquirizia, limone, menta, ginepro, finocchio e camomilla. Fate voi i conti. Mesi e mesi di termometri e controlli sui valori, sui livello dell'alcol, sulle reazioni per avere un risultato che nessuno spot con botti antiche e improbabili compagni di avventure potrebbe rendere l'idea.
Al primo piano di questa piccola casa di Cengio Alto
ogni anno si producono circa diecimila bottiglie, mille ottocento per ogni sapore, tutte con prodotti biologici al 100%: dall'alcol di grano allo zucchero di canna, alle erbe scelte tra i produttori della zona. Il marchio di qualità AIAB lo garantisce, per chi ne conosce il significato. Per gli altri, c'è il sapore.
Al terzo assaggio le domande acquistano quel retrogusto di scontatezza: come scegliete i nomi? «Intendi dire, camomilla, ginepro, limone...». Sì, proprio quei nomi, ic! «Beh, abbiamo voluto mantenere il senso delle erbe, dell'utilizzo di un'erba sola». Anche dietro domande banali ci sono risposte interessanti. E
uomo nero? «Uomo nero è il nostro nocino, per ora non lo abbiamo ancora messo in commercio. È un amaro molto classico, un digestivo creato con una ricetta tradizionale della zona».
Eataly, il grande spazio dove si commercializzano prodotti Slow Food a Torino ha notato subito il rispetto per la tradizione di questi due giovani, e li ha invitati a mettere in vendita i loro prodotti tra le migliori produzioni italiane in linea con le direttive slow food per la qualità.
In Liguria il mercato di Origine Laboratorio sta aumentando ogni mese, e dai mercatini della vallata - qui siamo ai confini con i cugini dei "vini delle langhe" - oggi i prodotti Origine-Laboratorio si possono trovare in numerosi bar, ristoranti ed enoteche (provate per esempio il
Brandale a Savona).
Se invece volete andare a trovare il tecnico e il filosofo alle prese con i loro etilometri, vi aspettano a Cengio, Savona, in piazza Libertà 21. E il mio consiglio è di farvi avanti, di assaggiare a più riprese e di proporre anche voi un nome creativo per i prodotti Origine-Laboratorio. Menta, mirto, biancospino, erba Luisa. Largo alle idee.