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312 è il numero di camera all'Hotel Manzoni di Milano più volte richiesto e ottenuto dal critico e libero pensatore Pierre Restany durante le sue trasferte in Italia.
Una vita da pendolare, una camera d'albergo, luogo di passaggio o "non luogo", divenuto casa per oltre trent'anni per il fondatore del Nuovo Realismo europeo.
È attorno a questa figura carismatica che ruota il progetto, Camera 312 - promemoria per Pierre, presentato tra gli eventi collaterali della 52. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia. Un progetto-omaggio concepito dall'artista Ruggero Maggi, sull'onda dell'emozione «improvvisa e violenta» suscitata dalla morte del critico nel maggio 2003, con il quale, dalla metà degli anni '70, intrattenne un rapporto epistolare e diretto fatto di incontri, condivisioni, scambi.
427, i chilometri che separano Venezia da Quiliano, piccolo paesino dell'entroterra savonese, conosciuto per la produzione dei vini Buzzetto e Granaccia e, da oggi, anche per aver visto crescere le sperimentazioni artistiche di Renato Cerisola e Bruno Cassaglia. I due non hanno esitato a rispondere all'invito di creare liberamente un'opera ad hoc per lo spazio adibito al progetto. Unica indicazione al loro operato: il supporto, 200 Post-it gialli a testa, i famosi foglietti adesivi quadrati, che dal 1968, anno della loro casuale invenzione da parte di Spencer Silver, sono entrati a far parte delle nostre azioni quotidiane. Chi non ha mai annotato, a casa, al lavoro, a scuola un appunto, un pensiero, un imperativo per se stesso o per altri? Un'operazione semplice, comune anche allo stesso Restany, che nella camera 312 spesso lasciava su Post-it appunti d'ogni genere, compreso ciò che voleva per cena, alla sua segretaria in quel momento assente.
Quella camera è ricostruita fedelmente a Venezia nello spazio di un'appartamento a pian terreno vicino alla chiesa dei Carmini in zona Dorsoduro. L'arredamento presentato è quello originale dell'albergo Manzoni che, in chiusura per ristrutturazione, permise a Ruggero Maggi di prelevarlo e farlo diventare parte integrante dell'allestimento. Un mobilio sobrio, stile primo Novecento: un letto, un tavolo, delle sedie, uno specchio, una scrivania... non vi è alcuna volontà di cristallizzare la stanza in un'estetica da museo delle cere; l'intento giocoso, ironico e poetico è affidato al moto fluttuante di una miriade di Post-it che rivestono di "squame gialle" tutte le pareti delle due stanze. Come parte integrante dell'installazione, la proiezione della performance di cinque danzatori e l'intervista di Philippe Daverio a Restany all'interno del programma Passepartout.
73 gli artisti invitati, 73 linguaggi differenti. «Ogni artista, nell'installazione ha il suo spazio ed ha realizzato l'intervento spaziando dalla pittura, alla sperimentazione su materiali eterogenei dall'utilizzo dell'immagine a quello della parola» afferma Cerisola. «Mi sono lasciato guidare dalla memoria e dai suoi labirinti facendo affiorare da una base rossa una sequenza di appunti enigmatici: scritte, sigle, frecce, numeri che avvicinano la mia idea alla progettualità del disegno» continua l'artista.
Diverso l'approccio di Cassaglia in cui la memoria sfuma nel ricordo affettivo: «Un omaggio ad amici, insegnanti e a tutti coloro che ho incontrato nel mio percorso e mi hanno lasciato qualcosa. Ho pinzato con uno spillo la foto dei loro volti alla superficie dei Post-it», racconta Cassaglia. Come piercing che diventano parte del corpo, attaccati alla pelle, si portano sempre con sé.
Non è la prima volta che i due artisti si trovano a lavorare ad uno stesso progetto.
Curatori del S.A.C.S. (Spazio Arte Contemporanea Sperimentale) di Quiliano. Dal 2005 hanno trasformato, la storica Villa Maria in un centro sperimentale d'arte contemporanea con una particolare attenzione rivolta alla Mail e alla Net - Art. Tra i progetti futuri, dal 15 al 30 settembre la collettiva di cinque artisti italiani: Marcello Diotallevi, Ruggero Maggi, Riri Negri, Serena Olivari, Vittorio Valente.
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