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Giacomo Lelli
il flautista Giacomo Lelli
 
Lincoln Quartet in concerto a Noli
 
Venerd́ 20 luglio in piazza Chiappella un tributo ai Jethro Tull. La nostra intervista a Lincoln Veronese, chitarrista e cantante
 
   

     
Noli, 19 luglio 2007
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di Athos Enrile
   
Vedere Lincoln Veronese, chitarrista e cantante, e Giacomo Lelli, flautista, esibirsi su un palco accanto a mostri sacri della musica rock fa nascere spontanea una domanda: qual è la sottile differenza tra un artista affermato a livello mondiale ed un altro che, pur ricco di talento e professionalità, "brilla e suda" in un'area più circoscritta?
Incontro Lincoln durante la preparazione della sua prossima esibizione a Noli, in piazza Chiappella, venerdì 20 luglio alle 21, e non riesco a trattenere la questione che ho in canna sin dal settembre scorso, quando lo vidi accanto a Lelli e ad alcuni vecchietti terribili, che di nome fanno Ian Anderson, GlennCornick, Clive Bunker. Insomma, un pezzo di isola di Wight.
Lui sorride sornione e la risposta gli rimane in gola, mentre l'espressione del viso diventa eloquente e comunica più di tanta parole. Fortuna? Opportunità? Testardaggine? Decido di andare oltre, percorrendo sentieri meno spinosi.

Perché un tributo ai Jethro Tull?
Ho maturato la mia formazione musicale nell'ambito della musica progressive, suonando brani dei Jethro Tull, Genesis, King Crimson. Invitato nel 1996 ad una delle prime Convention dei Jethro Tull, ho avuto la fortuna di ritrovarmi sul palco assieme ad ex membri del gruppo che si riunivano dopo 30 anni. È stata un'esperienza entusiasmante, che mi permette tutt'oggi la prosecuzione della collaborazione con loro, e ciò è molto gratificante.

Cosa puoi dire a proposito delle collaborazioni nostrane e dei tuoi lavori in proprio?
Parto dal 2001, anno in cui esce il mio primo Cd di musica d'autore dal titolo "Tesori sommersi", co-prodotto con Goran Kuzminac. Sempre nel 2001 ho curato la produzione artistica, gli arrangiamenti e le chitarre nell'album "I Successi", di Kuzminac mentre nel 2004 ho collaborato al suo nuovo Cd "Nuvole Straniere", dove ho curato gli arrangiamenti delle chitarre elettriche e nylon.

Raccontami dell'incontro con Giacomo Lelli, noto come uno dei migliori flautisti italiani
È vero, Giacomo è incredibile, e spesso fatico a... "sentire" la differenza tra il suo flauto e quello di Anderson. L'incontro è avvenuto nel 1999, in un concerto tributo a Fabrizio De André durante il quale mi esibivo con una band friulana. Fra il pubblico erano presenti Lelli e Kuzminac che dopo avermi ascoltato, non mi hanno più abbandonato.

Non offenderti se ti paragono a quel dentista coreano che batté l'Italia ai mondiali del '66... tu sei potenzialmente un professionista, ma hai anche un'attività ufficiale, un lavoro totalmente diverso, intendo. Come riesci a conciliare il lavoro istituzionale con la musica?
La mia serietà nella musica e sul posto di lavoro mi ha permesso di acquisire una credibilità tale da avere una discreta libertà di movimento. Questo è molto importante per la mia attività musicale.

Hai mai provato a proporre musica tua e a cercare un percorso extra cover?
Durante tutta la mia attività musicale ho composto parecchi brani, ma il mio tempo a disposizione non è abbastanza per creare quella magica situazione di ispirazione che è necessaria quando devi comporre cose tue, anche se in un prossimo futuro mi sono ripromesso di riprendere a scrivere.

Un'ultima curiosità, molto personale. Che opinione ti sei fatto di Ian Anderson, il genio che ha voluto la tua chitarra per suonare alla Convention di Novi Ligure?
La capacità di Anderson di comporre è secondo me tra le più strabilianti che esistano, perché, anche in un brano prettamente melodico, riesce con naturalezza ad inserire una sezione ritmica molto complicata da eseguire. E così riesce ad esprimere al massimo la sua musica.
Dal punto di vista umano è difficile dare un'opinione obiettiva, ma la sua manifesta aggressività sembra venire da una persona perfettamente normale, che però vuole gestire il tutto in piena autonomia, cercando di sopravvivere al meglio in una situazione complessa e globale come è quella dei Jethro Tull.
 
 
 
 
 
 
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