A Sessant'anni dalla sua invenzione,
la tecnica fotografica Polaroid continua a far parlare di sé attraverso le sperimentazioni dell'artista
Maurizio Galimberti.
Ideatore del movimento
Polaroid Pro-Art, grande sostenitore delle molteplici possibilità offerte dal mezzo fotografico, Galimberti dal 1993 ad oggi ha dedicato al ritratto buona parte della sua ricerca reiventando un genere che nel mondo dell'arte ha radici profonde.
Johnny Depp, Sting, Goran Bregovic, Lucio Dalla ed Umberto Eco sono solo alcuni dei famosi
volti mosaico presenti in mostra
ad Alassio dal 23 giugno al 22 luglio, nella prestigiosa sede dell'Ex Chiesa Anglicana (via Adelasia 10). L'inaugurazione è prevista per
sabato 23 giugno alle 19.
Molti i punti di vista: tanti quanti le sfaccettature di visi conosciuti ai più grazie al cinema, alla tv e ai rotocalchi. Grazie ai frammenti viene restituita ai soggetti una nuova identità.
Johnny Depp dice: «Ci sono io con la mia forza e la mia fragilità».
I soggetti delle sue foto sono abituati a lavorare con la propria immagine. Che reazioni hanno quando presenta il risultato del suo lavoro?
Nella maggior parte dei casi si riconoscono molto nei miei ritratti. Ne è un esempio Lucio Dalla, che ha scelto di mettere le mie foto sulla copertina del suo ultimo CD intitolato
Il contrario di me.
La Polaroid fin dagli esordi, alla fine degli anni Quaranta, è divenuta famosa per la sua istantaneità. Che ruolo gioca la spontaneità?
Meno di quanto si possa pensare. Parto sempre da una progettualità e da uno studio estetico. Le foto sono scattate da una distanza molto ravvicinata e i miei soggetti si ritrovano la macchina fotografica quasi attaccata al loro viso. L'uomo al momento dello scatto è da solo con se stesso; non vi è estetica fine a se stessa ma interiorità.
Il senso di armonia e ritmo fanno parte di questa progettualità?
I miei scatti procedono dall'alto in basso, da destra a sinistra, mantengo l'ordine per non perdere il senso di continuità.
Nei suoi lavori ritornano molti concetti "classici", un forte legame con la tradizione
Considero il mio lavoro una sorta di sunto della storia dell'arte. Dal cubismo, al futurismo, al surrealismo fino ad arrivare al "Nudo che scende le scale" di Duchamp. Il senso di tridimensionalità delle mie foto arriva da lì.
In fondo il Novecento è stato il secolo dei ritratti fotografici soprattutto con l'avvento delle tecnologie digitali...
La fermo subito: non ho neanche il computer... penso che il digitale aggiungendo troppo appiattisca e tolga leggerezza all'immagine.
Infine, se dovesse fare un "ritratto" ad Alassio da cosa partirebbe?
Purtroppo conosco poco la città. Forse il famoso muretto e il lungomare con le sue palme.
La mostra, curata da Nicola Davide Angerame, è ad ingresso libero.
Orari: da giovedì a domenica dalle 19 alle 23